Kim comprese

wolf

 

Che il cuore non ha confini, questo Kim comprese.

In una serata autunnale velata da una nebbia fuligginosa, Kim, un piccolo lupetto dal manto screziato d’argento e gli occhi cobalto, stava passeggiando col suo branco in riva ad un fiumiciattolo gonfio d’acqua ed imbrunito dal fango che aveva raschiato lungo il suo tragitto. La pioggia torrenziale di quei giorni aveva deformato i tratti del bosco ed il fiume Lagalù scorreva con un roboante eco che faceva tremare tutto il paesaggio. Zampettando a debita distanza dal letto del fiume, Kim scorse un piccolo uccellino dal manto blu brillante che annaspava goffamente fra le impetuose onde del Lagalù, che lo rimbalzavano come colpi di frusta sordamente assestati. “Kim, so cosa stai pensando, non farlo” Lo anticipò sua mamma, con occhi severi. “Ma mamma, è in difficoltà, ha bisogno del mio aiuto” “Kim, piccolo mio, lo sai bene quale è la legge. Gli uccelli non sono come noi, essi sono le nostre prede. Salvarli mettendo a rischio la propria vita va contro i nostri interessi. Sai quanti uccelli vi sono al mondo?” Kim indugiò per un attimo, momentaneamente dissuaso dalle parole della madre che cozzavano con forza contro ciò che covava in cuor suo. Vedendo che l’uccellino si stava allontanando sempre più, quasi scomparendo allo’rizzonte, decise di lanciare il cuore oltre lo’stacolo e di correre, incurante, in suo soccorso. Percorse parte del fiume in bilico sull’argine e poi si tuffò con un balzo inaudito, ricadendo in acqua con un tonfo fragoroso. Dopo qualche secondo di apnea tornò a galla con l’uccellino saldamente assicurato nelle sue fauci e lo depose sulla riva del fiume, scrollandosi da dosso quanta più acqua potè. L’uccellino, ora salvo, riprese conoscenza, si rimise sulle zampette infreddolite e guardò fisso negli occhi il lupo dal cuore grande. “Sono per natura un uccello migratore; ho perso la direzione qualche giorno fa e ho finora vagato in cerca della mia meta, ma la pioggia mi ha colto impreparato e destino volle che finii in mezzo alla tempesta, sbatacchiato qua e la nella risacca, impotente. Ma tu, amico mio, nonostante l’abisso che divide le nostre razze, ti sei tuffato per salvarmi senza giovarne di nessun tornaconto. Io ti ringrazio e spero che, un giorno, potrò ricambiare il favore” Si nettò le ali con un rapido scuotimento e si involò. Il branco raggiunse infine Kim, i volti cupi di rabbia e delusione. Prima che qualcuno di loro potesse però proferir parola o scagliarsi contro Kim, una volpe dai profondi occhi gialli uscì con passo felpato da un cespuglio nelle vicinanze. “Stolti che non siete altro, che non sapete riconoscere un diamante quando lo vedete. Questo cucciolo vi ha mostrato perché siete costretti a girare sempre in branco per essere sicuri, e perché non sarete mai liberi dalle vostre maledizioni. Non esiste specie, non esiste preda e non esiste predatore nella legge del cuore. Il Sole, a miliardi di chilometri dal vostro boschetto, non si è mai sognato neanche per un attimo di smettere di irradiarvi col suo calore, di fornirvi la sua luce e con
essa la vita, nonostante seminiate morte ad ogni vostro passo e viviate nella vigliaccheria più empia, che non vi degnate neanche di abbassarvi a porger aiuto ad un essere vivente in difficoltà. La fratellanza si regge su un filo do’ro che inanella ogni tipo di perla, qualunque sia la sua forma o il suo colore”. Disse questo, e il branco divenne gregge, attonito in un silenzio di pietra.

Che il cuore non ha confini, questo, quel giorno, Kim comprese.

 

 

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