Etica del voto politico

Si avvicinano le ennesime elezioni politiche e, come di consueto, riemergono dalle cantine del subconscio collettivo i soliti assiomi e le solite diatribe.

“Il voto di astensione è antidemocratico”
“Il diritto di voto è stato conquistare col sangue”
“Non voto per non legittimare il sistema”
“Piuttosto che non votare voto il meno peggio”

Come fare dunque per districarsi in questo groviglio di logica piu’ o meno fallace e poter scegliere con cognizione di causa se votare o meno?

Iniziamo da lontano definendo in parole semplici cos’è lo Stato. Lo Stato è un’entità giuridica, ovvero un insieme di norme giuridiche. Tutte queste norme sono sottostanti ad un documento giuridico primario che, nel caso dello Stato italiano è la Costituzione. Essa è la cima della montagna, il punto piu’ alto dal quale si dirama lo Stato, come il germoglio prende vita dal seme. Questo insieme di norme giuridiche hanno effetto su un territorio e sulla popolazione ivi risiedente, quindi l’Italia e gli italiani. Lo Stato esercita, come ente, la sovranità sui cittadini e lo può fare secondo diversi ordinamenti politici. In Italia lo fa tramite la democrazia. Immaginate dunque questo ente che connette tutte le persone da quando nascono a quando muoiono, come una rete globale che ne stabilisca i diritti, i doveri, le relazioni e che abbia continue interazioni con esse tramite gli organi amministrativi. Immaginatelo come un’intelligenza artificiale il cui codice di base venne stabilito con la Costituzione con l’obiettivo di gestire e far prosperare le piccole cellule umane all’interno di un ambiente loro idoneo. Questo codice, però, è aperto a modifiche attuabili dalle cellule umane stesse che, tramite appositi canali, possono modellare quest’intelligenza cibernetica per il loro bene e per quello dell’umanità che verrà.

Come dicevo, il modo in cui questa intelligenza artificiale comunica con l’uomo è la democrazia, il cui elemento fondamentale è, teoricamente, l’uguaglianza. Ogni italiano ha garantito il potere di un voto. Il mio voto vale 1 così come il voto di Simone, di Laura, di Matteo e via discorrendo.

Si può votare per dei partiti politici che presentano i loro programmi e che intendono diventare i rappresentanti del popolo in parlamento per poter apportare modifiche al codice dello Stato(insieme di norme giuridiche). A meno che una persona non si conformi perfettamente (in stile tifoso) ad un partito, non esisterà mai una persona che ritrovi perfettamente nel programma di una forza politica tutti i suoi punti ideali.

Il voto, per come lo intendo io, non è l’unico teatro entro i cui confini si consuma l’atto democratico, bensì è il culmine di un processo in cui l’individuo si informa, interagisce col suo prossimo e con le istituzioni, le analizza e le critica. Il voto, seppure venga fatto passare come il punto cardine della democrazia, ne è solo l’aspetto piu’ marginale, in quanto dovrebbe solo essere la logica conseguenza, l’estensione, di una riflessione antecedente. Al giorno d’oggi però spesso la riflessione precedente non avviene e i politici fanno di tutto perchè essa non abbia luogo, e si destano solo a pochi mesi dalle elezioni per fare campagne pubblicitarie ai confini della realtà per accalappiare le preferenze degli individui che, da cittadini, si sono trasformati in audience televisiva. Il voto ora è ridotto ad un mero share e viene privato della sua componente filosofica.

Cos’è dunque il voto se non un tentativo di influenzare un risultato politico? Io, cittadino (anche), che tutto l’anno vivo attivamente la democrazia, decido nel giorno delle elezioni di influenzare col mio voto l’esito delle votazioni in favore della forza politica che per la maggior parte ricalca il mio ideale di forza politica utile, nel momento in questione, al benessere della nazione. Si tratta dunque di leggere i programmi delle varie forze politiche ed associarvi dei punteggi. Piu’ è alto il punteggio e piu’ punti ha quel programma in comune col mio sentire politico. Alla fine, il partito con il punteggio piu’ alto sarà quello per il quale voterò.
Questo discorso apparentemente freddo e meccanico vuole volutamente togliere la componente umana; posso, infatti, trovare un programma che, punto per punto, è per me perfetto, ma i politici di quel partito sono moralmente corrotti e bugiardi e non hanno la minima intenzione di portare avanti nessuno dei punti che mi interessavano. D’altro canto però non sarò soggetto all’hype emotivo che mi fa entrare in simpatia con l’uno o l’altro politicante solo perchè è abile ad arringare le folle e a presentare bene le sue menzogne. Il politico-filosofo è datato e raramente si trova nel panorama attuale. Al meglio possiamo trovare il politico informato; è il politico che, grazie alla tecnologia odierna e ai tanti canali che l’informazione può imboccare per giungere alle masse, ha attinto a certi bacini di dati che gli hanno conferito una certa impronta sulla cui base pianificherà il suo operato all’interno delle istituzioni. Un esempio sono i vaccini: grazie al web un politico può scegliere tra due o piu’ modalità di interpretazione dei dati, ognuna delle quali ha le sue valide prove a favore. In base a quei dati si formerà un’opinione e in base a quell’opinione difenderà un tema piuttosto che l’altro. Questo è lontano dalla filosofia in quanto si attesta tutto su un piano prettamente superficiale (mi affaccio alla finestra, intercetto un’informazione che mi sembra plausibile e la adotto, costruendoci sopra la mia opinione) piuttosto che profondo (rifletto sulle tematiche partendo da un’analisi sistematica, avendo sempre in mente la centralità dell’uomo nella questione sia come punto di partenza che di arrivo). Dato, dunque, che oggigiorno il meglio che sembriamo trovare è il politico informato (che è già l’evoluzione del politico che fa spot pubblicitari) possiamo selezionare, dopo aver attribuito i punteggi ai programmi, quella forza politica i cui membri (laddove vi fosse una minima omogeneità di pensiero) attingano a bacini di informazioni simili ai nostri.

 

Quanto costa un voto?

Il voto, ribadisco, è la canalizzazione tramite penna di uno scarabocchio che, nelle migliori delle ipotesi, ci è costato ore di studio, di information-gathering nonchè tempo e denaro. E’ un numero, un atto quasi magico di fiducia, una cifra che, concretizzata in una percentuale, conferisce all’uno o all’altro il diritto di governare una nazione. Senza la fiducia il voto è inchiostro su carta; grazie alla fiducia diventa un contratto magico. E’ manifestazione di intenzione e volontà. E’ energia che sottraiamo alla nostra vita e convogliamo per l’interesse dell’organismo collettivo, e umanamente dovremmo farlo non per un eventuale ritorno (condoni, meno tasse, favori ristretti alla nostra fascia) ma avendo chiaro in mente il benessere di tutti i membri della società. Un voto dato così ha, democraticamente, lo stesso peso di un voto comprato, di un voto scelto tirando i dadi, di un voto taroccato. Ciò che è differente, però, è tutto il lavoro che viene prima, lavoro che forma l’individuo e, tramite le relazioni che intesse coi suoi pari, rigenera e plasma la società stessa. Da un voto simile trae giovamento tutta la democrazia. Mi piace sottolineare l’articolo numero 4 della Costituzione, dove si mostra come l’impulso che dà il singolo cittadino al progresso spirituale della società sia di fondamentale importanza (annoverato addirittura tra i doveri):

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilita’ e la propria scelta, un’attivita’ o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della societa’.

 

“Non voto per non legittimare il sistema”

Lo Stato si interrelaziona con noi tramite il sistema della democrazia. La democrazia è un sistema basato sul voto, dunque è legittimato a prescindere dal nostro voto. Abbiamo visto come il quorum sia stato tolto e come metà degli italiani si astenga nelle ultime elezioni. Ha forse questo impedito ai governi di essere eletti e di esercitare potere sulla comunità? No. Se anche tutta quanta la popolazione non andasse a votare e ai seggi si registrassero zero voti, questa mossa porterebbe solo a non eleggere, per quella tornata, alcun governo ma non delegittimerebbe in alcun modo la democrazia medesima. E’ come pensare che qualcuno possa dire “Ah, nessuno ha votato? Allora proviamo con l’oligarchia/monarchia/anarchia/inserisci_governo_random!”.

 

“Il voto di astensione è antidemocratico”

L’articolo 48 della Costituzione recita:

“[…] Il voto è personale ed eguale, libero e segreto.”

Essendo, secondo la Costituzione, il voto libero, ed essendo la Costituzione la base della democrazia, ne consegue che non votare sia assolutamente democratico.

 

“Il diritto di voto è stato conquistare col sangue”

La democrazia è stata conquistata col sangue (al costo di sangue, diciamo, che è piu’ preciso). Prima lo Stato si interfacciava ai cittadini con una dittatura in cui le libertà individuali non erano tutelate ed i cittadini non potevano avere alcun tipo di peso paritario ed individuale sul governo. La conquista è dunque stata il passaggio da uno Stato dittatoriale ad uno Stato che garantisse le libertà personali ad ogni individuo che rientrasse nei suoi confini, a tutela della sua umanità e dei diritti che ad essa conseguono. I nostri predecessori ci hanno dunque messo in mano uno strumento di maggiore libertà, ed il non votare è parte di quella libertà che ci è stata donata. Soppiantare un regime per poi instaurare un altro regime (l’obbligo al voto a prescindere) non ha senso e va contro ogni ideale democratico. Dal momento che una persona non si sente rappresentata dai pochi sbocchi che la politica offre è libera di non votare. Per capire questo facciamo finta che, in un Universo parallelo, alle elezioni politiche si presentino solamente due partiti: il partito fascista e quello nazista; entrambi hanno idee di base quasi sovrapponibili, le uniche differenze sono in alcuni punti secondari dei programmi. Ora, voi che pensate che “il voto è un dovere perchè è stato conquistato col sangue” dovreste votare ugualmente e forzatamente, prigionieri del vostro stesso assioma.

 

Voglio fare una postilla finale:

La democrazia odierna, trasfigurata negli anni da numerosi tentativi di togliere sovranità al cittadino, è quanto di piu’ distante vi possa essere dalla democrazia dei puri ideali. Essa, tuttavia, mantiene in sè una scintilla che è pronta a diventare un fuoco in ogni istante. Siamo noi che, da buoni animali politici, con le nostre scelte, con le nostre relazioni e con la nostra ricerca individuale, facciamo si che essa trovi la quantità di ossigeno che le permetta di continuare ad ardere.

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