Cuore a cuore

Qualche giorno fa, approfittando di un piacevole Sole, ho deciso di fare qualcosa che amo e che non facevo da tanto tempo. Ho preso in mano un pallone e sono andato in un campo da calcio poco lontano da casa mia, in un luogo poco battuto.
Fermi, però, vi è un antefatto a questa esperienza: quando ero ragazzino, negli anni delle elementari e delle medie, tutti i santi pomeriggi ci trovavamo con gli amici al cosiddetto “campetto”. Era il nostro laboratorio creativo dove, giocando a pallone, conoscevamo noi stessi e ci interrelazionavamo fra noi, a stretto contatto con la natura ed esercitando il nostro corpo, sentendone la vita. Erano momenti di gioia non solo perchè eri in mezzo ai tuoi amici, ma anche perchè eri all’aperto, senza pensieri e senza vincoli, se non quello di tua madre che se non fossi tornato a casa entro le 19.00 t’avrebbe proibito qualsiasi cosa, dai videogiochi ad un pasto caldo, fino ad arrivare ad un tetto sopra la testa.
Come dicevo, ho preso la palla e sono andato, solo come un lupo, in questo campo. Ho corso, ho palleggiato, e ho anche pensato molto. Le contingenze della vita portano spesso le persone a racchiudere in uno scrigno quella che era la loro vita leggera e spensierata adolescenziale e ad etichettarla come la “terra del mai piu'”, quasi fosse un’increspatura accidentale nello spazio-tempo, dovuta ad un’inclinazione stravagante degli astri.
Il diventare adulti in molti individui provoca un’esondazione nel campo della rigidità, come se la vita fosse un percorso che corre su binari paralleli, ON e OFF, e se diventi adulto devi per forza cambiare sponda.
Ritengo che sia una delle piu’ grandi menzogne cui si è soliti credere nonchè quella che arreca piu’ sofferenza al cuore umano, che nasce leggero come una piuma e viene pian piano oberato da costumi morali e sociali che non gli appartengono.

La spontaneità di correre sul fresco manto erboso, il tepore del sole che scalda la pelle, il vento vivificante, il tocco della palla ed il divertimento infantile di rincorrerla, colpirla e rincorrerla nuovamente, del vedere le sue traiettorie e di cercare di accordarle col proprio intento. Tutte queste screziature dell’esperienza da me vissuta mi hanno fatto comprendere ancora meglio (inteso come “piu’ profondamente”) una verità: la filosofia è sì un’attività della ragione che ordina, soppesa e conosce, ma può anche essere un movimento naturale insito in noi nel momento in cui, invece che pensare, sentiamo. La ragione è un ottimo strumento per comprendere gli elementi che abbiamo raccolto, ma è fondamentale anche la fase in cui, coi nostri sensi interiori ed esteriori, raccogliamo dati sul mondo a vari livelli. Percepire intimamente la stretta connessione che ci lega alla natura, sentire come il filo d’erba accolga la luce e tenda verso essa con speranza, le foglie che vengono massaggiate dalla brezza, le migliaia di microscopiche forme di vita che, silenziose, brulicano tutt’attorno, sopra e sotto la terra. Scorgere all’orizzonte le bianche nubi spumose che arrembano sui contorni delle colline. Sentire forte il proprio cuore battere allo stesso ritmo di quello impalpabile che anima il mondo. Questa è filosofia, ed è una filosofia naturale perchè, nel farla, si prova gioia.

Amo leggere, non ci sono dubbi, ma mi convinco sempre di piu’ che quella mutuata dai libri sia una conoscenza effimera, preservativa, in quanto prima di arrivare al concetto e maturarlo dentro di me devo indossare i pensieri altrui, sotto forma di frasi e immagini, quasi fossero preservativi. Vivere consapevolmente il contatto col piu’ grande tempio del divino, la natura, è la forma piu’ auspicabile e gioiosa di passionalità non protetta, cuore a cuore.

Questa è la mia visione idilliaca della vicenda. Chiunque altro, vedendomi di pomeriggio a fare le suddette cose in un campo, avrebbe sicuramente maturato una chiave di lettura diversa.

“Vè còl la, an g’ha propria un càs da fér” (cit. in parmigiano)

p.s.
se scrivo “piu'” in questo modo è perchè la mia nuova tastiera meccanica non ha la u accentata, quindi devo renderla con la u apostrofata.

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